Primo committente del compendio abitativo fu Don Proto Massidda, nativo di Santulussurgiu, che dopo aver contratto matrimonio con una nobile di Simala stabilì la sua residenza nel borgo e divenne capostipite del nucleo familiare marmillese.
La costruzione del palazzetto nobiliare, che affaccia su due strade, si deve però al figlio, Don Francesco, che lo fece edificare nella prima metà dell'800. Il palazzetto, che era provvisto di un portale e di un ingresso pedonale, dopo aver subito processi di frazionamento e di vendita, appartiene oggi a varie famiglie di Simala.
L’abitazione originaria era circondata da un’ampia corte su cui si affacciavano anche vari ambienti rustici, un giardino e un vasto spazio destinato ad agrumeto e orto.
Come in tutte le case della Marmilla, la corte, cinta da alte mura, costituiva il cosiddetto spazio introverso, invisibile all’esterno, dove si svolgevano tutte le attività legate alla vita della famiglia. I portali rappresentavano gli unici punti in cui la continuità dell’alto muro s’interrompeva.
Accanto al palazzetto ottocentesco, in epoca successiva, uno dei figli di Don Francesco edificò una signorile abitazione cui si accede tramite un portale molto ampio, munito di terrazza e recante nella chiave dell’arco le inziali del proprietario CM (Carlino Massidda) e la data di costruzione 1929.
Don Carlino, figura assai nota in tutto il territorio, fu avvocato e notaio. A lui si rivolgevano per cause, per atti e per disposizioni testamentarie. Nel proprio studio riceveva indifferentemente clienti come Emilio Lussu, di cui era buon amico, e gli studentelli simalesi con i quali argomentava volentieri.
