Simala
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Il signorile palazzetto, ideato secondo modelli già presenti in città agli inizi dell’Ottocento, fa parte di un complesso edilizio molto più ampio predisposto presumibilmente tra la fine del '700 e gli inizi dell’800 su committenza di diversi componenti della famiglia Cancedda. 

È pressoché certo, comunque, sia stato l’avvocato Salvatore Cancedda, morto nel 1888, a volere la costruzione del palazzo il cui progetto è attribuito all’architetto cagliaritano Gaetano Cima, o comunque alla sua scuola, in occasione delle nozze del figlio Eugenio avvenute nel 1886.  

Nel 1916 Eugenio Cancedda, che fu Pretore di Iglesias e Giudice di Tribunale, venne a mancare. Al grave lutto fece seguito nel 1918 la partenza del figlio Mario come volontario nella Prima Guerra Mondiale. Il giovane, partito con l’intento di “servire la patria”, venne però fatto prigioniero di guerra e internato a Mauthausen dove morì e dove è sepolto nel locale Cimitero Militare Italiano.

La vedova del giudice, rimasta sola e unica erede di un grande patrimonio, dopo alterne vicende, decise di disfarsi sia delle proprietà terriere che del comparto abitativo. Quest’ultimo appartiene oggi a diverse famiglie simalesi che non hanno alcun vincolo di parentela con gli originari committenti.

La facoltosa famiglia del Giudice Eugenio Cancedda è da menzionare anche per le cospicue donazioni fatte dalla vedova nel 1922 e nel 1935 a favore dell’ospedale San Giovanni di Dio in Cagliari, costruito nella seconda metà dell’800, il cui progetto si deve all’architetto Gaetano Cima.

Ne fa memoria una targa marmorea posta nel vestibolo d’ingresso dello stesso nosocomio.