Il monumentale ingresso, chiuso da un portone munito del classico battente in ghisa a “testa di leone”, immette in un’ampia corte cinta da un alto muro.
Il portale, alto e maestoso, è arricchito da varie cornici marcapiano e presenta lesène laterali, stipiti, capitelli e arco in pietra. È inoltre sormontato da una piccionaia e, nello spessore del muro che lo regge, è presente un piccolo vano, postoaccanto all'entrata, destinato a guardiola.
Sul vasto cortile acciottolato della proprietà domina un palazzetto ottocentesco a due piani che s’inserisce nella corte senza stravolgerne la struttura, edificato su una preesistente costruzione risalente al 1554. Il committente del nucleo abitativo più antico fu Monserrat Deana, come attesta un’epigrafe presente su un portale architravato, mentre il palazzo di ispirazione cittadina fu fatto erigere dal nobile Raffaele Diana per il figlio Valerio che contrasse matrimonio nel gennaio del 1884.
Raccontano le cronache che la grande corte di casa Diana, grazie ad un lascito del 1709, a conclusione della festa in onore di San Giuseppe, dopo la messa cantata, accogliesse una gran folla di mendicanti del circondario ai quali veniva offerta una zuppa di fave lesse e una piccola focaccia.
L’usanza cadde in disuso negli anni successivi alla morte di Don Valerio, avvenuta nel 1943, quando vennero a mancare le condizioni di grande povertà diffuse tempo prima.
Attigua è la Chiesa Parrocchiale dedicata a San Nicolò accanto alla quale, nel passato, un piccolo camposanto accoglieva le anime dei defunti.
